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È questo il significato della parola “antojo” secondo il dizionario: delante del ojo (davanti agli occhi) dal latino ante ocŭlum. E continua: “deseo vivo y pasajero de algo”, ciò che in italiano si chiama “voglia” nel caso delle donne incinte, o comunque un desiderio, un capriccio… Ma tutto questo l’ho scoperto solo dopo aver assaggiato l’antojo: sulla strada di ritorno da Jerez a Sevilla, anzi ancora prima di uscire definitivamente dalla città, mi viene proposto di prendere “qualcosina”, dato che era ormai ora di pranzo. “Siamo proprio vicini alla Venta Esteban, dove fanno un antojo favoloso!”

Affare fatto. Il nome antojo era interessante e la curiosità aumentava dal momento che non riuscivo ad orecchio a trovare una traduzione in italiano. La Venta Esteban oggi è un ristorante molto conosciuto con uno staff di oltre 30 persone, ma ha solo ingrandito l’antica venta di cui ha conservato la denominazione; un luogo dove i viandanti facevano sosta, trovando cibo e alloggio. Avevo voluto rimanere nella parte antica, coi tavolini piccoli e i seggiolini impagliati, pensando che mi sarebbe arrivata una tapa, un assaggio, sia pure consistente. All’arrivo del piatto ho strabuzzato gli occhi (la foto del post è quella che pubblica la Venta Esteban nel proprio sito e vi assicuro che è così): altro che assaggio! Gli ingredienti: uova, prosciutto, patate, cipolle. Le uova sono di fattoria, fritte in olio di oliva vergine; il prosciutto è di una qualità sopraffina,  jamón ibérico de bellota, le patatine fritte arrivano caldissime; e le cipolle sono tagliate ad anelli finissimi cosicchè friggendole formano come dei nidi…

Buonissimo, soddisfa piebnamente la voglia di mangiare! Genuino soprattutto, e ripetibile in casa se si hanno ingredienti della stessa qualità. Solo un consiglio: gustatevelo quando avete la possibilità di fare, dopo (!), una piccola siesta.

 

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