Non so perché si chiami così. È un bar – ma no! che dico? – un baretto di 3 metri x 2 a occhio e croce, a Sevilla, molto vicino alla plaza Ponce de León. Sul marciapiede mette due tavolini, massimo tre, non di più perché non c’è posto. Ma ogni sera – e a dire il vero anche prima di pranzo (che qui significa verso le 13.30 e anche le 14, non prima) – c’è un assembramento di gente in piedi che pare non abbia nessuna fretta e resta lì charlando. Attorno altri bar, più grandi, con tavolini e comode sedie… ma non hanno la stessa affluenza. Cosa cè di tremendamente speciale al Tremendo? La birra! Fredda, freddissima, ma non ghiacciata; insomma, alla temperatura ottimale. È normale qui – per uomini e donne indistintamente – sorseggiare una cervecita come aperitivo, accompagnata o no da aceitunas (olive), cacahuetes (arachidi), almendras (mandorle)…

Ho trovato in internet un interessante commento che conferma l’opinione che mi sono fatta, cioè che al Tremendo la gente va solo per godersi una birra straordinaria.

 “En la Cervecería “El Tremendo” no hay tapas, ni cocina, ni falta que hace. Solo una extraordinaria cerveza, y sólo como último extremo, se sirven algunos aperitivos a base de frutos secos, almendras, manises, patatas fritas, bacalao seco, mojama, altramuces o cacahuetes. La gente va allí a beber cerveza muy fría y de mucha calidad y lo hace en un sitio para echar un rato de pie, en la calle, hablando con los amigos, o con la gente que te encuentras. Es tal la cantidad de cerveza que venden que los barriles se acumulan apilados a la entrada aunque no tardan mucho en ser pinchados.”

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