Si racconta che nel XIII secolo una ragazza offrì al re Jaime I, “il Conquistatore” una bibita fresca fatta con “chufa“  – babagigi o zigolo dolce in italiano ( confesso che non l’ho mai sentito nominare!) – al che il re le domandò di che cosa si trattasse. “È latte di chufa” rispose la ragazza. E il re ribattè, mostrando quanto gli era piaciuta la bibita: “Esto no es leche de chufa, es oro, chata” (è oro, ragazza); nella lingua originale, in valenciano, “Or, xata”. Altra spiegazione rimanda al latino hordeata (hordeum, orzo)… ma è meno affascinante, decisamente.

La orxata comunque è tipica di Valencia, anzi di un borgo vicino, Alboraya. Tuttavia è molto diffusa anche qui in Andalucía e naturalmente in tutta la Spagna, per cui mi permetto di parlarne in questa sede.

L’horchata è un latte vegetale ad alto tasso energetico. Ha un elevato contenuto di grassi, zuccheri e proteine, nonché sali minerali (fosforo, potassio) e vitamine (E e C). Si serve fresca, a volte gelata o in forma di granita.

L’ho provata ed effettivamente ti tira su, proverò la granita se avrò occasione. La cosa più simile che ricordo in Italia è il latte di mandorle, in Sicilia.