Mi attirano i nomi esotici, avvolti da un po’ di mistero, che però “suonano” bene. Quindi non poteva che incuriosirmi “Lizarrán“; qui a Sevilla ci sono passata davanti tante volte andando al lavoro. Che era un bar, lo vedevo; che si mangiava, beh, ormai l’avevo capito che in Andalucía in questo tipo di bar si può mangiare a colpi di tapas. Che si mangiava bene, lo intuivo dal fatto che lo vedevo sempre pieno. Ma qualcosa di diverso c’era… los pinchos! Di conseguenza, il pincheo è una variante del tapeo, e al Lizarrán vanno a braccetto, come bravi fratelli. Il pincheo è tipico del nord; infatti il primo Lizarrán è nato a Sitges (Barcelona) nel 1998. Sono bastati dieci anni o poco più a far nascere 200 Lizarrán in tutta la Spagna, ma hanno aperto succursali in nord e sudamerica e anche in Asia.
Il pincheo, oltre ad essere un’alternativa di consumo, è una cultura: incontrarsi tra familiari, amici, allacciare rapporti sociali… La fantasia dei pinchos va incontro a tutti i gusti; praticamente è una fetta di pane (tipo baguette) con sopra tutto quanto si può immaginare. Molto interessante è il “sistema”: una volta che hai preso posto e hai chiesto da bere, ti prendi un piatto e ti servi dal bancone i pinchos freddi. Ogni tot minuti dalla cucina escono quelli caldi che un cameriere offre ai tavoli. Ogni pincho ha uno stuzzicadenti; in base a quanti ne hai nel piatto ti fanno il conto alla fine. Semplice, no?
Come ho detto, ci sono anche tapas, il Lizarrán ha saputo armonizzare due tradizioni, mettendo d’accordo nord e sud. Benedetta la cucina!






