C’è da perdersi in internet cercando qualcosa sui “picos”, divenuti anch’essi compagni abituali della mia tavola (senza escludere il pane, però!) Se in Italia mi è sempre piaciuto sgranocchiare grissini, crackers o simili, devo ammettere che anche qui in Andalucía ho trovato pane (pardon!) picos per i miei denti…
Infatti non sono grissini, come ho trovato scritto in qualche sito, avranno gli stessi ingredienti, ma il risultato è completamente diverso, almeno a mio parere. Per raccontare qualcosa dei picos attingo a un articolo apparso tempo fa sul Diario de Jerez che titolava “Los picos conquistan medio mundo”.
“Come per tutte le grandi scoperte, la storia dei picos comincia per caso. Con la massa del pane che avanzava, i panettieri facevano rotolini e li regalavano ai bambini e alle signore, finché un giorno il figlio di un panettiere, più intraprendente, cominciò a venderli per ricevere qualche mancia… Così la racconta Bartolomé Reyes, il cui nonno dopo la seconda Guerra Mondiale fondo qualla che oggi è conosciuta come Horno la Gañanía, la maggior produttrice di picos a Jerez. La compagnia produce picos anche per le marche bianche di Carrefour, El Corte Inglés e SuperSol. Così come l’altra impresa jerezana, Picosol, ha come clienti le marche Mercadona, Grupo Primero, Exvina, Uvesco e Híper Usera. Le due imprese sono le maggiori responsabili del successo dei picos nei pubs inglesi, nei metro di New York, nelle fabbriche di cioccolato a Ginevra… in Francia, Germania, Giappone, Australia…”
Potete leggere tutto l’articolo se v’interessa.
E a questo punto penso vi sia venuta voglia di assaggiarli, se piacciono a così tanta gente che solo l’Horno la Gañanía ne produce oltre 20 tonnellate la settimana! Ormai sono divenuti un prodotto gourmet, ma in fondo sono “solo” dei pezzettini di pane, fatti cioè con farina di frumento, acqua, lievito e sale. Niente altro. Tutto il fascino ce l’hanno in un attributo: croccantissimi.

